La risposta più semplicistica sarebbe perché è spinto da ‘curiositas’ ma è anche quella più banale.
Un’altra ipotesi è che Orfeo agisca d’istinto: ad un certo punto non sente più i passi di Euridice e si volta, agendo prima ancora di pensare.
Forse nell’istante in cui sta per riabbracciare l’amata Orfeo ha bisogno di sapere non tanto che lei sia lì fisicamente ma che ci sia nel suo ‘essere’ come era un tempo, ossia quella Euridice che lo sta seguendo è ancora sua moglie?
E se così non fosse?
In questo caso, sì, la ‘curiositas’ di Orfeo sarebbe condivisibile.
come scrive Gesualdo Bufalino in “Calende greche” «allora Euridice si sentì d’un tratto sciogliere quell’ingorgo nel petto e trionfalmente, dolorosamente capì: Orfeo s’era voltato apposta».
Sì, perché il vero scopo del viaggio agli Inferi è mettere alla prova se stesso, ossia riuscire a ‘piegare’ anche un animo ‘nero’ quale quello delle divinità ctonie; ora che Orfeo sa che il suo canto può ogni cosa, forse, non ha più bisogno di una Euridice in vita, perché il meglio di sé lo dà celebrando la mancanza di Euridice; forse in quell’istante Orfeo si rende conto che mai come nella morte il suo amore era stato così forte, mai come in quel momento aveva magnificato Euridice, e quindi ha bisogno che lei rimanga dov’è per continuare a ‘cantare’ quella poesia struggente da cui era ispirato.