Orfeo annuì e s’incamminò in direzione della luce, scorgendo soltanto l’ombra di Euridice dietro di lui.
Resistette a lungo ma, ormai in procinto di abbandonare definitivamente l’Ade, cadde preda di un sospetto, vale a dire che l’ombra che lo seguiva non fosse quella di Euridice.
Così, istintivamente, girò il capo di novanta gradi per trovare pace al dubbio che lo assaliva.
Di fatto, infranse la promessa fatta al dio degli inferi e a Persefone e l’ombra dell’amata consorte sparì, nuovamente inghiottita dagli inferi.
Il ragazzo tentò disperatamente di ripercorrere la strada al contrario, ma i suoi numerosi, successivi tentativi non portarono a nulla.
Si conclude qui il mito di Orfeo ed Euridice, mentre il principale, con il solo musico protagonista, racconterà ancora molte altre vicende, nessuna delle quali, però, contemplerà la presenza della donna.
In altre versioni, dopo il ritorno di Euridice nell’oltretomba, Orfeo, emotivamente distrutto, iniziò a suonare una musica che fece piangere persino gli dei.
Le Baccanti, esseri notoriamente volubili, se ne innamorarono perdutamente ma, dopo che egli resistette ai loro ‘subdoli’ tentativi di seduzione, lo uccisero per vendetta, spargendo ovunque i suoi resti.
Per quanto triste, l’epilogo permise ad Orfeo ed Euridice di rincontrarsi nel regno dei morti, dove rimasero insieme per sempre: da allora, secondo le leggende, nei boschi e nei prati sarebbe possibile udire le loro incantevoli melodie.