Per la Sacra Scrittura quell’evento acquista i contorni di un atto di giudizio divino morale sul peccato umano: il Dio biblico non è indifferente di fronte alla corruzione e all’immoralità.
È per questo che all’inizio del racconto si legge questa frase: «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni progetto concepito del loro cuore non era altro che male» (6,5).
Siamo, quindi, davanti al binomio peccato-castigo, raffigurato emblematicamente attraverso una sorta di anticreazione (nella creazione, infatti, le acque erano state separate dalla terra, Genesi 1,9- 10).
Ma l’ultima parola non è quella del giudizio e della morte.
Nell’uomo giusto, Noè, e nella sua discendenza, si manifesta l’amore del Creatore che fa pace con l’umanità, attraverso un’alleanza universale che lo vincola a ogni creatura e che ha il suo segno nell’arcobaleno, che è quasi l’arco da guerra divino ormai deposto (Genesi 9,1-17).
Sorge così l’aurora di un nuovo mondo e di una nuova storia ed è per questo che la tradizione cristiana ha riletto l’epopea del diluvio in chiave battesimale, come anticipazione simbolica delle acque che cancellano l’uomo vecchio e fanno rinascere l’uomo che vive nella giustizia e nella santità (si legga 1Pietro 3, 20-21, ove il diluvio è esplicitamente ricondotto ad essere «un’immagine del battesimo»).