Nel libro della Genesi, l’arcobaleno è il segno che Dio dà a Noè e a tutti gli esseri viventi, al termine del diluvio universale, come promessa che una simile distruzione non si ripeterà mai più.
In ambito irlandese è sorta la leggenda, poi diffusasi ad altre culture, che un tesoro, una pentola piena d’oro, sia nascosta alla fine dell’arcobaleno.
Un cronista del XII secolo, Goffredo da Viterbo, vedeva nei suoi tre colori principali l’immagine del diluvio universale (blu), della dissoluzione di tutte le cose nel fuoco (rosso) e della nuova creazione (verde).
La suggestione dell’arcobaleno non è venuta meno col disincanto della modernità e con l’affermarsi della mentalità scientifica: anche nella nostra epoca la sua immagine poetica ha fatto più volte capolino nelle arti visive, nella letteratura e nelle canzoni (una per tutte, «Over the Rainbow»).
Riprendendo il tema biblico dell’alleanza con Noè, potremmo tornare a vedere nell’arcobaleno un simbolo positivo, non legato a un’ideologia ma orientato verso una promessa.
La promessa che tutto andrà bene perché Dio, nonostante le malefatte dell’umanità, non ci abbandona e vuole ancora la salvezza di tutti i suoi figli.