Persefone è definita dea della primavera perché essa simboleggia il mistero della vita e della natura che rifiorisce dopo la stagione invernale nel rigoglio della primavera e dell’estate.
Già nell’antichità il mito del suo rapimento veniva interpretato simbolicamente come l’alternarsi della stagione estiva con quella invernale: nei quattro mesi invernali Persefone dimora sotto terra, e insieme a lei dorme il mondo della natura; ma quando la dea risale alla luce del sole, nella stagione della primavera e dell’estate, i germogli ritornano e il grano matura.
Persefone è dunque una divinità ambivalente, quasi sdoppiata tra il mondo del sole, della campagna, dei lavori agricoli, e quello delle tenebre, dell’oltretomba, della vita dopo la morte.
Nei misteri eleusini, celebrati nella città sacra di Eleusi, vicino ad Atene, si metteva in scena, ogni anno, nel periodo tra settembre e ottobre, quando si semina il grano, il ritrovamento di Persefone da parte di Demetra.
Un giorno però – secondo alcuni presso le pendici dell’Etna in Sicilia –, mentre ammira la straordinaria bellezza di un narciso, compare, su un carro d’oro trainato da cavalle immortali, Ade, il dio signore degli inferi fratello di Zeus e Posidone.
Persefone è la figlia bellissima di Demetra.
Demetra vaga per nove giorni e nove notti alla ricerca disperata della figlia.
Zeus decide quindi che per due terzi dell’anno Persefone potrà rimanere con la madre nel mondo dei vivi, ma dalla fine dell’autunno alla primavera dovrà essere, nel regno dei morti, sposa di Ade.