Z. è il custode supremo dell’ordine, dell’armonia del mondo, di cui è re e giudice.
È anzi dei re è naturale protettore come, nei regimi democratici, è protettore della città, delle adunanze popolari, della fede data e dei giuramenti, della salvezza del popolo, della libertà nazionale.
Nell’interno della casa è patrono della famiglia e del matrimonio.
Z. era anche purificatore da colpe e da delitti, principio e fine di tutte le cose e come tale è esaltato nella poesia epica, lirica e tragica.
All’aspetto uranico di Z. si collega la sua onniscienza, che è poi associata all’esercizio di sanzioni punitive di natura meteorologica e ha per oggetto soprattutto il comportamento umano.
La stessa sfera uranica di Z. offre i ‘segni’ per l’attività divinatoria, mentre il dio non è propriamente legato alla mantica se non nel grande oracolo di Dodona a lui intitolato e nel quale i segni erano proposti dallo stormire delle querce, l’albero a lui sacro fin dalle origini.
Figlio di Crono e di Rea, Z. è sottratto al padre che l’avrebbe ucciso per evitare che, secondo la profezia, uno dei figli gli togliesse il trono, fu nascosto da Rea sul Monte Ida in Creta, dove era nutrito dalla ninfa Adrastea con il latte della capra Amaltea.
I Romani riconobbero in Z. il proprio Giove.