Traghetta i peccatori da una riva all’altra del fiume Acheronte, il primo dei fiumi infernali.
Per attraversare l’Acheronte le anime gli pagavano un obolo, cioè una piccola moneta che i parenti mettevano sotto la lingua del defunto, ed egli traghettava i dannati al Tartaro e i beati ai Campi Elisi.
Caronte, un demonio che ha il compito di traghettarle all’Inferno.
Ed ecco venir verso di noi, su una barca, un vecchio con una barba e i capelli (pelo) bianchi, che gridava: «Guai a voi, anime malvagie (anime prave)! Non sperate di vedere mai il cielo: io vengo per portarvi all’altra riva dell’Acheronte, nelle tenebre eterne, nel fuoco e nel ghiaccio.
E la mia guida (duca: dal latino dux, guida) gli rispose: «Caronte, non lasciarti trascinare dall’ira: si è deciso così là nel cielo dove si può fare ciò che si vuole (vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole), e non chiedere altro (e più non dimandare).
Il demonio Caronte, con occhi di fuoco, fa loro dei cenni e li raduna tutti; batte col remo quelli che indugiano.
Così le anime se ne vanno per l’acqua scura e prima che siano approdate all’altra riva, di qua si raduna (s’auna) una nuova schiera.