Egli trasporta i nuovi morti da una riva all\’altra del fiume Acheronte, solo se i loro cadaveri hanno ricevuto i rituali onori funebri o, in altra versione, se dispongono di un obolo per pagare il viaggio.
Il nome di Caronte allude alla particolarità degli occhi, al loro fiammeggiare.
Egli è, di norma, rappresentato come un vecchio barbuto, arruffato e incolto nell\’aspetto, coperto da un rozzo mantello e con un berretto in testa, alla guida di una barca e munito di remo.
Di qui comincia la via che porta alle onde del Tartareo Acheronte, qui un gorgo torbido di fango ribolle in una vasta voragine ed erutta tutta la sua melma nel Cocito.
Queste acque e i fiumi custodisce Caronte, orrendo nocchiero nella sua terribile asprezza, che porta sul mento una folta e incolta barba bianca, stanno fissi gli occhi fiammeggianti e un sordido mantello gli pende dalle spalle legato con un nodo.
Egli stesso spinge la barca con un palo, la governa colle vele e traghetta sulla navicella di cupo colore, ormai vecchio, ma per il dio quella vecchiaia è ancor fresca e verde.