Le Isole Fortunate, o Isole dei beati, sono isole dell'Oceano Atlantico presenti nella letteratura classica sia in contesti mitici sia in opere storiche e geografiche.
Nel mito, le Isole dei beati, a volte identificate con i Campi Elisi, sono isole dal clima dolce nelle quali la vegetazione lussureggiante fornisce cibo senza che gli uomini abbiano bisogno di lavorare la terra.
Gli dei destinano alcuni eroi a vivervi un'eterna vita felice.
In Diodoro Siculo l'isola è una sola e vengono meno alcuni elementi essenziali del mito.
Lo storico non nomina divinità, né beati, ma localizza l'isola nell'Oceano, a molti giorni di navigazione al di là delle Colonne d'Ercole, e ne parla come di un antico possedimento cartaginese.
Secondo Plutarco la distanza dall'Africa sarebbe di 10000 stadi.
Plinio il Vecchio identifica chiaramente le Isole Fortunate con le Isole Canarie e la stessa identificazione è certa per le Isole Fortunate di Tolomeo, che nella sua Geografia vi fa passare il meridiano di riferimento.
Il nome Isole Fortunate fu usato fino all’età moderna per indicare le Isole Canarie ed oggi sopravvive ancora nel termine Macaronesia.
La localizzazione delle isole non è stata necessariamente sempre valida, né spiega l’origine del mito.
Manfredi ipotizza che il mito possa essere stato generato da racconti relativi a isole tropicali raggiunte da Fenici o Cartaginesi.
L'assenza del ciclo stagionale, congiunta alla ricchezza della vegetazione, avrebbe potuto suggerire l'idea di un luogo in cui fossero assenti lavoro e invecchiamento.
L’ipotesi è basata sull’analisi delle testimonianze di Diodoro Siculo, Plutarco e altri autori, che sembrano riferirsi a terre più occidentali delle Canarie e trasmettono il ricordo della relazione tra le isole e Cartagine.