Sulle desolate rupi della Scizia, ai margini del mondo civilizzato, Efesto incatena Prometeo alla roccia, e lo fa proprio su ordine di Zeus, che è irato col titano, perché ha disubbidito più volte ai suoi ordini di non donare il fuoco agli uomini.
A Prometeo, secondo il racconto che ne fa il tragico ateniese vissuto attorno al V secolo a.C. Eschilo, nella sua tragedia il Prometeo incatenato, è riservata davvero una punizione esemplare.
Prometeo, anzi, rivela a Zeus di conoscere una profezia segreta sul destino del sovrano celeste, che nemmeno la pena più atroce lo costringerà a svelare.
Zeus, furente, fa sprofondare il titano negli abissi al centro della Terra, in un tremendo terremoto.
Un'aquila, mandata sempre da Zeus, infliggerà a Prometeo un atroce supplizio, rodendogli il fegato.
Prometeo quindi non solo viene incatenato per aver disubbidito alla somma divinità dell'Olimpo, ma considera proprio Zeus un tiranno nemico degli uomini, e non ha alcuna simpatia per lui, perché anche da incatenato, piuttosto che chiedere clemenza, si rifiuta di aiutarlo.