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Cosa succede nella mente di un ludopatico?

Emidio Bianchi
Emidio Bianchi
2025-12-07 19:51:00
Numero di risposte : 6
0
La persona che attraversa una dipendenza dal gioco d’azzardo sperimenta pensieri ossessivi costanti. presenza di pensieri ossessivi e costanti inerenti il gioco. La presenza di disturbi del comportamento o la presenza di problemi legati ad abuso di sostanze sono altri fattori di rischio, che possono agevolare la manifestazione della dipendenza dal gioco compulsivo. Il circolo vizioso di perdere e tornare a giocare per vincere può alimentare stati d’ansia e depressione. Questi disturbi influenzano negativamente il sonno, riducono la capacità di concentrarsi o prendere anche piccole decisioni e determinano oscillazioni importanti di peso e di umore. Per un individuo affetto da gioco d’azzardo patologico diventa quindi fondamentale rimettere in atto i comportamenti che lo hanno portato al piacere e alla gratifica. Soltanto il sapere di stare per giocare provoca, in un ludopatico, un’eccitazione paragonabile a quella che sente quando effettivamente gioca.
Paola Pellegrino
Paola Pellegrino
2025-11-30 07:59:37
Numero di risposte : 6
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Il fattore scatenante della ludopatia riguarda la sensazione di piacere dovuta alle vincite così come lo stato di tensione emotiva generato da ogni giocata, il meccanismo che provoca, infine, una vera dipendenza è molto simile a ciò che verifica con l’assunzione di droga o alcol. Il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore naturale associato alla sensazione di piacere, alla gratificazione e alla motivazione, viene stimolato nel momento in cui avviene una vincita al gioco, anche se di piccola entità. Questo effetto provoca nel giocatore compulsivo l’impulso a continuare, con il desiderio di provare di nuovo il piacere già sperimentato, inoltre il rilascio di dopamina nel gioco d’azzardo riguarda non solo la vincita vera e propria, ma anche il momento di attesa del risultato della giocata: infatti, un ludopatico non smette di giocare anche nel caso in cui dovesse continuare a perdere. Così come avviene per la droga, che necessita di dosi sempre maggiori per ottenere l’effetto voluto, anche nel gioco si verifica una graduale desensibilizzazione nei confronti della dopamina, che spinge un giocatore compulsivo a dedicare sempre più tempo a questa attività, ad alzare il livello e l’importo delle puntate e a cercare nuove emozioni, cimentandosi in giochi d’azzardo di diverso tipo, nonostante stia costantemente perdendo soldi. Nel giocatore patologico vengono inoltro compromesse, nel corso del tempo, alcune importanti funzioni logiche e analitiche, riducendo così la capacità di valutare e comprendere i rischi e le conseguenze del proprio comportamento.

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Gianriccardo Palmieri
Gianriccardo Palmieri
2025-11-30 04:36:53
Numero di risposte : 3
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I giocatori compulsivi hanno mostrato nella zona dello striato ventrale minori reazioni agli stimoli sessuali che davanti al denaro. Il cervello dei drogati dal gioco «appare condizionato a preferire i soldi in quanto potenziale sostegno per continuare a giocare». Di fronte a qualunque “droga” l’oggetto della dipendenza viene al primo posto. Persino il mangiare, che è un istinto davvero primario, si sposta al terzo o quarto posto. I bisogni patologici scavalcano i bisogni fisiologici. Quanto la risonanza ha evidenziato nello striato ventrale è la dimostrazione biologica di una dimensione psicologica. Lo striato ventrale è una zona del cervello molto antica e il fatto che si attivi di preferenza per il denaro ci dà una misura della gravità della condizione della persona affetta da Gap. La deformazione che antepone il denaro a tutto può essersi generata nella delicata età dello sviluppo, producendo «un’autentica alterazione neurale come quella riscontrata nello studio lionese». Quel segnale nel centro antico del cervello è pronto a riaccendersi.
Rosalia Leone
Rosalia Leone
2025-11-30 04:24:07
Numero di risposte : 4
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Il cervello si modifica, la chimica cambia e la persona perde gradualmente la capacità di scegliere in modo libero e consapevole. Il circuito della ricompensa si attiva quando facciamo qualcosa di piacevole: mangiare, socializzare, fare sport, amare… Nel cervello di chi sviluppa una dipendenza da azzardo, però, succede qualcosa di diverso: il gioco prende il sopravvento, attivando il circuito della ricompensa in modo intenso, rapido e ripetuto. Ogni volta che una persona gioca, il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che comunica al corpo un messaggio potente: “Questo ti fa stare bene. Fallo ancora.” La persona non gioca più per vincere, ma perché non riesce a non farlo. Il cervello è plastico, ovvero capace di cambiare in base alle esperienze. Nel giocatore d’azzardo patologico, queste modifiche sono evidenti, anzitutto nell’iperattività del circuito della ricompensa per cui il cervello diventa ipersensibile agli stimoli del gioco come suoni, luci, rituali, app di scommesse… L’area coinvolta è la corteccia prefrontale che è quella che serve a controllare gli impulsi, a valutare le conseguenze e a prendere decisioni razionali. Perciò nel giocatore patologico, queste attività sono ridotte.

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Marianna Giuliani
Marianna Giuliani
2025-11-30 03:52:13
Numero di risposte : 6
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Il ludopatico ha un costante bisogno di scommettere. Il suo pensiero fisso è giocare d’azzardo, trascurando il rischio di perdere soldi e concentrandosi sulla residua possibilità di vittoria. Una volta effettuata la scommessa si sente realizzato e soddisfatto: più alto è il rischio per le grosse cifre giocate e più alto sarà il livello di eccitazione. Il giocatore d’azzardo è fermamente convinto che prima o poi la fortuna girerà dalla sua parte. Egli nega di essere dipendente e minimizza le proprie giocate, catalogandole come normali. Una volta persa una grossa cifra scatta il meccanismo del pentimento e del rimorso.