Il mito di Persefone allude ad un ciclo di morte e rinascita, ad un processo di trasformazione.
Persefone corrisponde all’archetipo psicologico della Kore, l’adolescente inconsapevole di sé, indecisa del proprio ruolo nella vita, incline a compiacere gli altri, a vivere nell’iperprotezione, al riparo dai possibili rischi.
La Kore rapita, prigioniera e depressa, rinvia ad una fase di malessere psichico di cui l’archetipo è pure portatore.
Quando si sente dominata e limitata, Persefone può manifestare varie forme di disagio mentale; la rabbia, il dissenso, la percezione di impotenza si rivolgono all’interno in una modalità autodistruttiva, fino a determinare il distacco dalla realtà, il ritiro in un mondo proprio.
Tuttavia il prosieguo della vicenda mitica vede la fanciulla diventare regina, donna adulta, conscia dei propri desideri e del proprio compito.
In qualità di guida dell’Averno, Persefone accoglie Odisseo durante la discesa negli Inferi, mostrandogli le anime delle donne leggendarie; si contende con Afrodite l’amore del bellissimo Adone e riesce a trattenerlo con sé per un terzo dell’anno.
Nella sua versione matura, Persefone simboleggia l’attitudine a rinascere in seguito all’immersione nel sé profondo, grazie ad un’opera di mediazione con la dimensione ordinaria; è la donna saggia che, attraverso esperienze di natura psichica o mistica, sa attingere ad una sorgente di spiritualità in grado di dissipare le paure; è colei che ha imparato a dominare il mondo infero e padroneggia i linguaggi della psiche, l’arte e la poesia.
Nel suo eterno ritorno, il mito di Persefone è parola che racconta l’abisso e il viatico per l’emersione, gesto salvifico in quanto delucidazione, testimonianza.