Nemesi, vedendo che Narciso aveva portato alla morte Eco, una bellissima ninfa consumatasi nell’amore non corrisposto per lui fino a divenire una flebile voce, lo costringe a guardarsi riflesso nello stagno, quindi fuor di metafora, a guardarsi davvero per chi egli sia.
Narciso non può amare perché è innamorato di una donna morta.
Il suo è un amore fatto di Thanatos, non di Eros.
Costeggia la morte, ma non la vuole sorpassare.
Solo ora si può capire quanto è importante l’approccio di Nemesi, l’unica donna che non solo non si innamora del bel giovine, ma lo contrasta, lo costringe per la prima volta a non contemplare la sua immagine, ma a vedersi davvero.
Narciso muore nell’esatto momento in cui si vede per la prima volta ma è una morte necessaria, catartica.
Non a caso il suo corpo non viene più trovato ma al suo posto sulle sponde del lago viene ritrovato il bellissimo fiore dorato dall’omonimo nome.
Paradossalmente, solo grazie alla morte Narciso trova la sua libertà, esprimendosi finalmente in tutta la sua unicità.
Solo abbandonando le vecchie parti di noi possiamo davvero amare e conoscerci.
Ma conoscersi vuol dire far morire quelle parti e questo processo non può escludere il dolore.