Il mito dell'aquila che mangia il fegato di Prometeo narra che quando Zeus seppe del sacrilegio compiuto da Prometeo, ordinò ad Efesto d’incatenare il corpo di Prometeo su un monte della Scizia, il Caucaso. Per molti anni Prometeo soffrì il supplizio di un’aquila, che durante il giorno, gli divorava il fegato, che ricresceva durante la notte. Il supplizio è terribile, perché un’aquila, animale sacro a Zeus, dovrà mangiare il fegato del prigione, che ogni notte si risanerà. Perché proprio il fegato? Molteplici i significati simbolici, di cui si permea la fabula. Donando il Fuoco agli uomini, Prometeo li pose nella condizione di organizzare un consesso civile, essendo il Fuoco simbolo della conoscenza e quindi dell’uso corretto della ragione, attraverso il quale poter conoscere. Per gli antichi greci, il fegato era la sede del coraggio, che deve dominare l’istinto, quindi dovrà essere sublimato, perché trionfi la lungimiranza della coscienza. Il racconto di Prometeo s’intreccia con Eracle, il quale uccide l’aquila gioviana e libera Prometeo dalle sue catene.