Il focolare era il centro della vita domestica.
Nel camino c’era il paiolo con il quale si cuoceva il cibo per tutta la famiglia.
Il fuoco del focolare era la fonte di riscaldamento per tutta la casa, da esso si attingeva la brace e la cenere per gli scaldini dei letti e delle camere.
Attorno al fuoco si riuniva la famiglia, si ammirava la fiamma muoversi e investire i volti di luci e ombre, gli anziani narravano storie, si davano le notizie dei fatti accaduti, si pregava insieme e si trasmetteva e cresceva la fede.
Gli amici si raccontavano per quello che erano, aprivano il proprio cuore all’altro e, con semplicità e sincerità, ci si conosceva nel profondo.
Se si stava in silenzio ad ascoltare il crepitio della fiamma che ardeva si entrava in intimità con se stessi, con la parte più preziosa dell’essere umano: la propria coscienza.
Così il calore del camino non solo scaldava i corpi ma soprattutto i cuori.
Oggi il focolare è sostituito con il televisore o il computer.
Le storie che ascoltiamo spesso sono inventate, non corrispondenti a qualcosa di vissuto, sono false o falsificate almeno in parte, non sincere.
Di questo ne risentono molto le relazioni interpersonali, scandite dalla diffidenza, dall’insicurezza sulla autenticità della storia raccontata dall’altro.
Troppo spesso i nostri rapporti sono caratterizzati dalla superficialità, dall’apparenza, dalla non verità.
Sono relazioni vuote, inautentiche.
Anche i social network, che dovrebbero mettere in contatto le persone, non le mostrano, non si vede il volto dell’altro, l’espressione del suo viso; sono visibili soltanto i dati di ciò che l’altro vuol far sapere di sé.
Queste relazioni non danno calore umano, non scaldano i cuori.
E soprattutto non trasmettono e non alimentano la fede.
Al massimo possono dare dati, notizie, ma la fede viva è una questione di fuoco, di cuore a cuore.
Essa non la si può neppure attingere da un libro ma è un’esperienza da vivere.