È chiamata Sindrome di Ulisse un’intensa e prolungata reazione di stress che interessa molte persone le quali, per diversi motivi, emigrano in paesi lontani dalla terra natia e può articolarsi in vari livelli di gravità.
A prescindere dalle motivazioni specifiche e personali che spingono alla “scelta” di lasciare la propria terra, sembrerebbe che alla base del fenomeno della migrazione ci sia comunemente insoddisfazione, mancanza di opportunità e di aspetti di gratificazione che nutrono l’idea e l’esigenza di trovare occasioni migliori in un altro luogo.
Associate a queste condizioni, si riscontrano il timore del cambiamento e la paura di una nuova e sconosciuta realtà, variabili oscure ed imprevedibili, soprattutto quando le aspettative di una vita migliore incontrano una condizione diversa, generando non solo disillusione ma anche un forte e preoccupante impatto emotivo, capaci di attivare risposte di ansia, disagio, difficoltà di adattamento e senso di disorientamento, che minacciano anche la propria identità.
Lasciare il proprio paese natale corrisponde anche al doversi allontanare dagli affetti più cari con conseguente aumento del senso di solitudine, a volte associato all’isolamento e alla mancanza di sostegno e supporto emotivo.
È importante precisare che la sindrome di Ulisse, o sindrome del migrante, non riguarda in generale tutte le persone che si trasferiscono lontano, poiché i fattori che influiscono sono molteplici e spaziano dalle caratteristiche di personalità, come il livello di autonomia raggiunto, alle motivazioni che ci sono alla base di tale decisione.
Va specificato che la Sindrome di Ulisse non è una patologia, ma una condizione emotiva che potrebbe comunque divenire seria e preoccupante, per questo sarebbe importante riconoscere quanto prima i segnali e chiedere aiuto.