Dioniso è un dio connesso alla sfera dell’ebbrezza, del vino, della festa orgiastica, della natura feconda, della metamorfosi.
Tipici simboli dionisiaci sono il tirso, la nèbride, la maschera, il fallo di cuoio.
All’iconografia del dio appartengono animali come il toro, il leone e il capro, emblemi della vita selvaggia con cui gli adepti entrano in comunione grazie alla manía dionisiaca.
Nonostante questa caratterizzazione, lontana dai comuni valori civici e sociali, importanti feste pubbliche sono dedicate al dio in tutte le poleis.
A Dioniso sono dedicate le festività dei Baccanali, particolarmente licenziose e perciò estranee ai canoni del tradizionalismo romano.
In età moderna e contemporanea, soprattutto a partire dalle riflessioni di F. Nietzsche, Dioniso è divenuto l’emblema delle forze naturali, vitalistiche e irrazionali cui la cultura novecentesca ha concesso, in varia forma, tanto spazio e tanta riflessione.
Il culto di Dioniso è diffuso in tutta la grecità, fra i suoi adepti si registrano soprattutto donne, ma anche creature semiferine come Satiri e Sileni, ciò che sottolinea il carattere virtualmente ‘sovversivo’ o ‘alternativo’ del culto dionisiaco.
Elementi fondamentali di tale culto sono lo sparagmós e l’homophagía, il dio, probabilmente in virtù del carattere orgiastico del suo culto, fu adottato dagli orfici come una delle divinità più importanti della loro mitologia.
In questo modo Dioniso assume caratteri iniziatici ed escatologici che non appartengono originariamente alla sua figura.
Dioniso è considerato il dio patrono del teatro, il dio è noto con molteplici appellativi, come Bacco, Bròmio, Lièo, Lenèo, Lùsio, Tionèo.