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Qual è il mito di Meleagro?

Ursula Piras
Ursula Piras
2025-09-30 23:50:12
Numero di risposte : 7
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Avendo Eneo, signore di Calidone, nel fare ecatombe agli dei lasciato in disparte o per inavvertenza o per disprezzo Artemide, questa mandò contro le terre di lui un cinghiale che recò loro gravissimi danni. Il cinghiale venne alla fine ucciso dal figlio di Eneo, M. Ma non essendo ancora spento lo sdegno della dea, essa destò un'aspra contesa fra gli Etoli e i Cureti per la pelle della belva. Finché agli Etoli non venne meno l'aiuto di M., i Cureti ebbero sempre la peggio. Né valsero a piegar l'animo del guerriero offerte di doni, né le preghiere prima dei seniori, poi del vecchio padre, e infine delle sorelle e della stessa pentita madre. Solo quando i nemici furono entrati in Calidone e la moglie piangente ebbe rappresentato a M. gli orrori di una città messa a sacco, M. riprese le armi, volò in soccorso dei suoi e vinse.
Grazia Greco
Grazia Greco
2025-09-27 14:58:36
Numero di risposte : 11
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Meleagro principale eroe dell'Etolia, intorno al quale si concentrano tutti i miti della regione. Figlio di Eneo, re di Calidone, e di Altea, partecipò alla spedizione degli Argonauti. Avendo il padre, durante la sua assenza, trascurato il culto di Artemide, si vide devastate in punizione le terre da un terribile cinghiale. Eneo ordinò al figlio di affrontarlo, e Meleagro, organizzò la caccia con l'aiuto dei più abili e coraggiosi principi greci, fra cui Peleo ed Eurizione, Ida e Linceo, Telamone, Teseo, Castore e Polideuce, Anfiarao, gli zii materni Plessippo e Tosseo, e Atalanta, unica figlia di Iaso. Il decimo giorno partirono tutti contro il cinghiale, non senza qualche resistenza da parte d'un certo numero di essi, che rifiutavano di aver una donna nella loro schiera. Anceo e un buon numero di altri eroi vennero uccisi dalla crudele bestia, ma infine Atalanta versò il primo sangue del cinghiale colpendolo con una freccia all'orecchio, mentre Anfiarao riuscì ad accecare la belva dopo di lei. Teseo, che aveva lanciato un giavellotto a vuoto, stava per essere travolto, allorché Meleagro conficcò il giavellotto nel ventre del cinghiale e lo trafisse con un colpo di lancia che gli giunse al cuore. Meleagro ricevette, secondo l'uso, le spoglie che egli donò ad Atalanta, essendo innamorato di lei. Gli zii di Meleagro furono molto offesi. Il maggiore, Plessippo, protestò dicendo che Meleagro meritava la pelle per sé e che, se la rifiutava, bisognava assegnarla alla persona più autorevole tra i presenti, cioè a Plessippo stesso, come cognato di Eneo. Suo fratello minore, Tosseo, lo appoggiò. Meleagro, in un impeto d'ira, li uccise entrambi. Altea, disperata per la morte dei fratelli, maledisse allora il figlio, il che gli impedì di difendere Calidone quando gli altri due zii superstiti dichiararono guerra alla città e uccisero molti dei suoi abitanti. Secondo un'altra versione del mito, quando Meleagro compì i sette anni, le Moire apparvero nella stanza di Altea e le annunciarono che il ragazzo avrebbe potuto vivere soltanto finché un certo tizzone del focolare non si fosse consumato. Altea tolse subito quel tizzone dal fuoco, lo spense e lo nascose in un cofano. Ma quando le giunse la notizia dell'uccisione dei fratelli, nell'ira Altea gettò nelle fiamme il tizzone, e Meleagro, appena esso fu consumato, morì. Un'ulterione versione del mito, più antica di quelle riportate, narra come dopo l'uccisione del cinghiale, sorgesse, per opera di Artemide, una disputa per le sue spoglie fra Etoli e Cureti.

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Enrica Marino
Enrica Marino
2025-09-20 05:17:51
Numero di risposte : 9
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Meleagro era figlio di Altea e di Eneo, re di Calidone, ma pare che il suo vero padre fosse Ares, il dio della guerra, che aveva sedotto Altea. Poco dopo la sua nascita, si presentarono le tre Moire, le dee del destino, per rivelare il futuro del bambino. Per Cloto, il bambino avrebbe manifestato un’indole nobile, per Lachesi, si sarebbe coperto di gloria come eroe, Atropo, invece, indicando un pezzo di legno che stava bruciando nel focolare, disse ad Altea che il figlio sarebbe vissuto finché il tizzone ardente in quel momento nel fuoco non si fosse consumato. Col passare degli anni, Meleagro crebbe, divenendo il miglior lanciatore di giavellotto che ci fosse in Grecia e un celebre eroe. Partecipò anche alla spedizione degli Argonauti, guidata da Giasone e, infine, sposò Cleopatra, figlia di Ida. Un giorno, Eneo, il padre mortale di Meleagro, offese Artemide, la dea della caccia e dei boschi, perchè durante una festa per la mietitura, aveva offerto sacrifici a tutti gli dèi dell’Olimpo, dimenticandosi però di lei. Artemide, per vendicarsi, inviò a Calidone un mostruoso cinghiale che iniziò a distruggere le coltivazioni e gettò nel panico la regione. Per contrastare la furia selvaggia del cinghiale, Eneo inviò araldi in tutta la Grecia invitando i migliori guerrieri e cacciatori a partecipare alla caccia al cinghiale e promettendo come trofeo la pelle e le zanne del feroce animale a chiunque lo avesse ucciso. Risposero all’appello un gran numero di eroi, con l’esclusione di Eracle, impegnato nelle sue proverbiali fatiche. Meleagro, ormai ammaliato dal fascino di Atalanta, si schierò subito dalla sua parte e, in un’impeto d’ira, uccise due dei suoi zii materni. Altea, furibonda per la tragica fine dei suoi fratelli per mano del figlio, decise infine di vendicarsi e, recuperato il tizzone dalla cassa, lo gettò nel fuoco. Appena il tizzone finì di consumarsi, Meleagro, in preda a brucianti dolori, venne sopraffatto dagli avversari e morì, come predetto dalla terza Moira. Alla morte dell’eroe, le sorelle di Meleagro, dette anche Meleagridi, si abbandonarono a un lamento funebre così straziante da suscitare la pietà Artemide, che le trasformò in galline faraone e le trasferì sull’isola di Lero. In seguito, Eracle incontrò Meleagro negli Inferi, e si commosse a tal punto nell’ascoltarne la triste storia dalla sua voce, che accettò di sposarne la sorella Deianira.
Barbara Carbone
Barbara Carbone
2025-09-09 12:55:21
Numero di risposte : 6
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Il mito di Meleagro è di origine antichissima. Una sua versione era già nota a Omero. Nel libro IX dell’Iliade viene ricordato durante l’episodio dell’ambasceria ad Achille. Le Moire predicono ad Altea che suo figlio Meleagro vivrà tanto quanto sarebbe durato un tizzone che in quel momento arde sull’altare. Spaventata la donna toglie il tizzone dal fuoco e lo ripone in una cassetta. Passano gli anni e il bambino diventa un giovane valoroso. Un giorno suo padre Oineo, durante un sacrificio, dimentica di fare offerte ad Artemide, dea della caccia; allora la dea, irritata, invia per punizione un terribile cinghiale, perché distrugga i campi di Calidone. Oineo, re di Calidone, organizza quindi una battuta di caccia al cinghiale. Vi partecipano molti famosi eroi; tra gli altri Castore e Polluce, Ida, Linceo, Giasone, Admeto e Atalanta. Meleagro e Atalanta Il cinghiale calidonio viene ferito prima da Atalanta, poi Meleagro gli dà il colpo mortale e consegna le spoglie dell’animale ad Atalanta. Meleagro è infatti innamorato di Atalanta sebbene sia già sposato con Cleopatra figlia di Ida. Questo gesto provoca le ire dei fratelli di sua madre Altea. Ne nasce dunque una rissa, nella quale il giovane eroe uccide gli zii. Altea allora, infuriata col figlio, rimette sul fuoco il tizzone e provoca così la morte del figlio; poi, disperata, s’impicca.

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Rosanna De luca
Rosanna De luca
2025-09-01 09:44:47
Numero di risposte : 7
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Meleagro era fratello di Tosseo, il fanciullo ucciso dal padre - Eneo - incollerito dal giocare del fanciullo a saltare il fossato che egli predisponeva a difesa della sua città. La madre del fanciullo, Altea, venne poi a sapere dalle Moire che anche la vita di Meleagro era in pericolo, in quanto egli avrebbe vissuto sin quando un determinato tizzone di legno non si sarebbe del tutto bruciato. Meleagro aveva a quel tempo sette anni. Da giovanotto si dimostrò invincibile guerriero ed atleta, vincendo le gare di lancio del giavellotto che si tennero ai giochi in onore di Acasto. Il padre però fece l'errore un giorno di dimenticarsi della dea Artemide, durante il sacrificio annuale agli dei dell'Olimpo. La dea si vendicò facendo infuriare un cinghiale che distrusse le coltivazioni delle terre di Eneo. Una volta scovato l'animale le cose andarono male per i cacciatori, che si ferirono tra loro o furono colpiti dalle zanne del cinghiale inferocito. Atalanta e Anfiarao riuscirono a ferire la bestia, che venne poi finita da Meleagro. Ebbe per questo la maledizione della madre Altea. E in pieno combattimento Meleagro si sentì bruciare dentro le viscere, ed il dolore provato permise agli avversari di ucciderlo. Poi, sia la madre Altea, che la moglie Cleopatra si uccisero ad un ramo d'albero.
Mietta Valentini
Mietta Valentini
2025-09-01 08:04:51
Numero di risposte : 2
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Il mito di Meleagro è rappresentato ampiamente nella scena della caccia del cinghiale calidonio, alla quale egli aveva partecipato insieme con molti altri eroi greci della generazione precedente alla guerra di Troia. La rappresentazione è una delle più complesse e più interessanti per la storia della leggenda, poiché ci presenta tutti i più celebri eroi che hanno partecipato alla mitica impresa, con i loro nomi scritti, insieme con i rispettivi cani da caccia, pure essi denominati. Meleagro è posto quasi in secondo piano rispetto a Peleo e deve dividere con lui la gloria della sua impresa. In ogni modo la maestosità del cinghiale è tale che mette in particolare luce il coraggio di tutti. La scena è dipinta sull’orlo della bocca del cratere ed abbraccia tutto lo spazio posto sopra una delle facce. La belva, inferocita dalle prime ferite, ha già fatto molte vittime tra gli uomini ed i cani e si trova ora di fronte a Peleo e Meleagro, affiancati dal cane Metepo. I due sono a capo dei cacciatori giunti da tutta la Grecia e sono raffigurati con la capigliatura raccolta sulla nuca, scendente sulle spalle, di profilo, vestiti con una corta clamide. La loro corporatura è ben dettagliata con segni sobri e precisi, tengono con ambedue le mani delle grosse lance che stanno conficcando con energia nel muso della bestia.

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