Meleagro principale eroe dell'Etolia, intorno al quale si concentrano tutti i miti della regione. Figlio di Eneo, re di Calidone, e di Altea, partecipò alla spedizione degli Argonauti. Avendo il padre, durante la sua assenza, trascurato il culto di Artemide, si vide devastate in punizione le terre da un terribile cinghiale. Eneo ordinò al figlio di affrontarlo, e Meleagro, organizzò la caccia con l'aiuto dei più abili e coraggiosi principi greci, fra cui Peleo ed Eurizione, Ida e Linceo, Telamone, Teseo, Castore e Polideuce, Anfiarao, gli zii materni Plessippo e Tosseo, e Atalanta, unica figlia di Iaso. Il decimo giorno partirono tutti contro il cinghiale, non senza qualche resistenza da parte d'un certo numero di essi, che rifiutavano di aver una donna nella loro schiera. Anceo e un buon numero di altri eroi vennero uccisi dalla crudele bestia, ma infine Atalanta versò il primo sangue del cinghiale colpendolo con una freccia all'orecchio, mentre Anfiarao riuscì ad accecare la belva dopo di lei. Teseo, che aveva lanciato un giavellotto a vuoto, stava per essere travolto, allorché Meleagro conficcò il giavellotto nel ventre del cinghiale e lo trafisse con un colpo di lancia che gli giunse al cuore.
Meleagro ricevette, secondo l'uso, le spoglie che egli donò ad Atalanta, essendo innamorato di lei. Gli zii di Meleagro furono molto offesi. Il maggiore, Plessippo, protestò dicendo che Meleagro meritava la pelle per sé e che, se la rifiutava, bisognava assegnarla alla persona più autorevole tra i presenti, cioè a Plessippo stesso, come cognato di Eneo. Suo fratello minore, Tosseo, lo appoggiò. Meleagro, in un impeto d'ira, li uccise entrambi. Altea, disperata per la morte dei fratelli, maledisse allora il figlio, il che gli impedì di difendere Calidone quando gli altri due zii superstiti dichiararono guerra alla città e uccisero molti dei suoi abitanti.
Secondo un'altra versione del mito, quando Meleagro compì i sette anni, le Moire apparvero nella stanza di Altea e le annunciarono che il ragazzo avrebbe potuto vivere soltanto finché un certo tizzone del focolare non si fosse consumato. Altea tolse subito quel tizzone dal fuoco, lo spense e lo nascose in un cofano. Ma quando le giunse la notizia dell'uccisione dei fratelli, nell'ira Altea gettò nelle fiamme il tizzone, e Meleagro, appena esso fu consumato, morì. Un'ulterione versione del mito, più antica di quelle riportate, narra come dopo l'uccisione del cinghiale, sorgesse, per opera di Artemide, una disputa per le sue spoglie fra Etoli e Cureti.