La "sindrome di Crono" induce il padre ad uccidere i figli, a volte sopprime anche la moglie, poi si suicida.
La "sindrome di Medea", invece, allude alla madre che uccide i suoi figli, e a volte poi si uccide.
La "sindrome di Crono" evoca la mitologia e l'evirazione di Urano da parte del figlio, Crono.
In ambito psicologico la "sindrome di Crono" allude al timore, alla paura di un uomo di essere sostituito da un altro nel ruolo di marito e padre nella famiglia che ha creato.
La tensione, lo stress può innescare il tentativo o l'atto di "sabotare" la moglie uccidendo i figli.
Per la criminologia clinica, la "sindrome di Medea" coinvolge la madre che ha problemi conflittuali con il partner.
La donna per scaricare la sua aggressività e frustrazione può arrivare ad uccidere il figlio o i figli, come simbolico strumento di potere e di rivalsa sul coniuge.
Comportamento finalizzato alla distruzione del rapporto tra padre e figli dopo le separazioni conflittuali: così l'uccisione diventa simbolica; si mira a sopprimere il legame coniugale e la distruzione della famiglia.
Dal punto di vista psicologico, nel momento dell'uccisione del figlio, la madre raggiunge l'apice del delirio di onnipotenza e si considera giudice di vita e di morte.
A volte la madre si uccide insieme ai figli, drammatica conclusione di situazioni di sofferenze, di violenze psicologiche, di incomprensioni, di abbandoni.