Il dio dei morti Ade significa "invisibile" e il suo nome è anche il nome del regno dei morti.
Il dio era noto anche come Plutone, dal greco plùtos, per le ricchezze che la terra serba nelle sue viscere, o forse per l'abbondanza di sudditi su cui egli aveva potere nell'oltretomba.
Sua sposa era Persefone, da lui rapita sulla Terra.
A traghettare le anime dei morti nell'Ade era il vecchio Caronte a bordo della sua imbarcazione: per pagargli il costo della traversata, ai morti veniva posto nella bocca un obolo.
A guardia della porta dell'Ade era talora rappresentato Cerbero, mostruoso cane a tre teste.
Il suo ingresso era delimitato dall'Acheronte, in cui si versavano il Piriflegetonte e il Cocito, che si diramava dallo Stige.
Era credenza diffusa che solo dopo aver ricevuto gli onori funebri l'anima del defunto potesse attraversare l'Acheronte e trovare finalmente pace.
Già Omero tuttavia conosce un abisso al di sotto degli stessi Inferi, il Tartaro, in cui alcune figure del mito subiscono duri supplizi a causa di colpe particolarmente gravi.
In questo luogo Sisifo, Tantalo, Tizio subivano supplizi in eterno per le loro colpe particolarmente gravi.
Inoltre, Omero conosce anche i Campi Elisi, dove Menelao, in quanto genero di Zeus, trascorrerà felicemente i suoi giorni evitando la morte.
Il dio dei morti aveva quindi il potere di comandare i supplizi e le ricompense per i morti e il potere di controllare l'ingresso dell'Ade tramite Caronte e Cerbero.