Cerchi il ritorno dolcezza di miele, splendido Odisseo, ma faticoso lo farà un nume.
Non credo che sfuggirai all'Ennosìgeo, tant'odio s'è messo nel cuore, irato perché il figlio suo gli accecasti.
Ma anche così, pur soffrendo dolori, potrete arrivare, se vuoi frenare il tuo cuore e quello dei tuoi, quando avvicinerai la solida nave all'isola Trinachìa, scampato dal mare viola, e pascolanti là troverete le vacche e le floride greggi del Sole, che tutto vede e tutto ascolta dall'alto.
Se intatte le lascerai, se penserai al ritorno, in Itaca, pur soffrendo dolori, potrete arrivare.
Ma se le rapisci allora t'annuncio la fine per la nave e i compagni.
Quanto a te, se ti salvi, tardi e male tornerai, perduti tutti i compagni, su nave altrui; troverai pene in casa, uomini tracotanti, che le ricchezze ti mangiano, facendo la corte alla sposa divina e offrendole doni di nozze.
Ma la loro violenza punirai, ritornato.
E quando i pretendenti nel tuo palazzo avrai spento, o con l'inganno, o apertamente col bronzo affilato, allora parti, prendendo il maneggevole remo, finché a genti tu arrivi che non conoscono il mare, non mangiano cibi conditi con sale, non sanno le navi dalle guance di minio, né i maneggevoli remi che sono ali alle navi.
E il segno ti dirò, chiarissimo: non può sfuggirti.
Quando, incontrandoti, un altro viatore ti dica che il ventilabro tu reggi sulla nobile spalla, allora, in terra piantato il maneggevole remo, offerti bei sacrifici a Poseidone sovrano - ariete, toro e verro marito di scrofe - torna a casa e celebra sacre ecatombi ai numi immortali che il cielo vasto possiedono, a tutti per ordine.
Morte dal mare ti verrà, molto dolce, a ucciderti vinto da una serena vecchiezza.
Intorno a te popoli beati saranno.
Questo con verità ti predico.