Scoprire le prerogative di Hermes è come scoprire le forme che storicamente assume l’ermeneutica come storia di una filosofia pratica, trasgressiva dei luoghi comuni del mito e che in sé conserva un certo grado di intensità speculativa, come nel caso di chi, come Hermes, fa del commercio linguistico, della tecnica della mediazione e del trasporto di senso una missione eterna, sovrumana, pure nella certezza del valore umano della comunicazione.
Hermes non è legato alle cose, è una divinità del movimento, che non si cura di avere possesso delle cose e, infatti, scambia i suoi oggetti con Apollo, li commercia.
Hermes è anche conosciuto come Nomos.
Portato sul piano teorico, ciò significa che la poesia è sia libertà che Nomos, legge.
Poesia è seguire delle regole per poter essere liberi di creare.
In Hermes abita la trasgressione, ma anche la legge.
Hermes è l’arte del compromesso, della mediazione che per eccellenza si riflette nel commercio ma anche nella traduzione, poiché nel tradurre non si hanno sempre le parole adatte, ma è necessario arrivare a un compromesso con il testo.
La lezione di vita che ho appreso da questo percorso di studi e di lavoro è che bisogna cercare un significato nascosto in ogni cosa, mediare con esso e uscirne arricchiti e potenziati.
Aprire la mente con poesia e leggerezza, indossare i sandali alati di Hermes e partire per un viaggio inaspettato.