Selene, la Luna luminosa dalle lunghe trecce, una notte, gli occhi di Selene, mentre si trova a brillare bianca e algida sulla valle di Olimpia, cadono su un bellissimo giovane di nome Endimione.
Sempre sveglio di notte, però, Endimione, sempre sotto lo sguardo della Dea bianca.
Richiamata dal suono melodioso dello strumento a corde e dall’aspetto meraviglioso del giovane, Selene si innamora perdutamente.
Selene, però, è affranta, vuole rivedere il bellissimo mortale, lo vuole rivedere per sempre, non tollera l’idea di trascorrere la sua immortale esistenza priva di quella immacolata compagnia.
Con l’aiuto di Eros che è amore Selene parla a Endimione, subito catturato dallo splendore della dea d’argento vestita, subito perdutamente invaghito.
Immediatamente viene interpellato Hypnos, il Sonno etereo figlio della Notte: con la compiacenza di Zeus, Endimione dormirà per sempre, Selene lo andrà a trovare ogni sera nella stessa grotta, dove lo sfiorerà, l’osservarà, lo bacerà.
Dalla loro unione silente nascono cinquanta figlie, tanti sono i mesi lunari che scandiscono i Sacri Giochi che ogni quattro anni si svolgono a Olimpia.
Endimione ancora dorme in quella grotta del Monte Latmo, in Asia Minore, dove gli dei lo hanno deposto.
Ancora sogna quell’amore lucente che lo stregò in una sola, singola notte, ancora fissa con lo sguardo immobile lo splendore argenteo della Luna che si staglia nel blu più profondo.