Mostro dal corpo umano con testa e collo di toro, figlio di Pasifae e di un toro divino che era stato mandato da Posidone a Minosse come segno della sua predestinazione celeste al dominio su Creta, contro le pretese di altri competitori.
Ora Minosse, invece di sacrificare al dio stesso lo splendido dono, lo sostituì con un toro delle sue mandre: per punire il re, Posidone fece infuriare il toro, e ispirò in Pasifae un mostruoso amore per esso.
Dall'unione di lei col toro nacque il M., che Minosse fece rinchiudere nel Labirinto appositamente costruito da Dedalo.
Il mito secondo i più avrebbe origini cultuali: il toro sarebbe per i Minoici un animale sacro, da confrontarsi col dio fenicio Baal, dalla testa di toro, o con altre divinità orientali.
Secondo altri l'ipotesi non è necessaria, ma si può spiegare il mito da una semplice manifestazione sportiva: la lotta col toro, largamente attestata nei monumenti minoici.
Il mito è costruito su un fondo minoico, con molta infiltrazione di elementi posteriori, prima fra tutti l'identificazione dell'uccisore del toro con l'eroe ateniese.
Spiegazioni razionalistiche del mito furono tentate già in antico: Aristotele lo collegava con un Tauros, che, avuti, come premio di vittoria in un agone, dei fanciulli tratti in schiavitù e custoditi nel Labirinto, li maltrattava crudelmente, finché non fu vinto da Teseo, che li liberò.
Palefato parla di M., nato dagli amori adulterini di Pasifae con un cortigiano di Minosse; perseguitato dall'odio del re, M. si ritirò a vivere sui monti da ladrone, finché Teseo lo uccise in una caverna in cui si era nascosto.
Secondo l'attidografo Demon, Tauros era un generale di Minosse, ucciso da Teseo in uno scontro navale con la flotta ateniese.