Nella mitologia mesopotamica, egizia e greca, la sfinge è un essere ibrido, con corpo di leone e testa umana - e talvolta ali di rapace e un serpente al posto della coda.
La figura della sfinge si sovrappone a quella dei lamassu, creature dalla testa umana e dal corpo alternativamente di leone o di toro, munite anche di ali.
In Egitto la sfinge è la misteriosa custode delle piramidi - silenziosa, serena, che pare antica come la terra stessa.
La testa del defunto viene posta sul corpo di leone forse per significare una comunanza spirituale con Sekhmet, la dea leonessa, protettrice dell’ordine del mondo.
Nel mito greco la Sfinge è invece una creatura unica, figlia di Tifone ed Echidna, che si inserisce nella storia di Edipo.
La Sfinge era un mostro che flagellava Tebe, proponendo enigmi ai passanti e divorando chi non riusciva a risolverli.
Oggi per sfinge si intende una persona sorniona, impenetrabile, che cela i propri sentimenti e il proprio sapere dietro un atteggiamento indecifrabile - attingendo sia all’essere enigmatica della sfinge greca, sia all’aspetto impassibile e solenne di quelle egizie.
La Sfinge trovò un onesto impiego su raccomandazione della dea Era: era accaduto che i Tebani facessero quel solito zerovirgola capace di scatenare la devastante ira celeste, e la punizione ingegnata da Era fu proprio quella di mandare la Sfinge a bivaccare sulle rupi all’ingresso della città.
La Sfinge si mise a sparare enigmi a tutti quelli che passavano di lì: chi indovinava la soluzione aveva salva la vita.
La Sfinge era un mostro alato che Edipo incontrò a Tebe proponendogli un indovinello: quale è quell’animale che al mattino cammina su quattro zampe, al pomeriggio su due e alla sera su tre.