Caronte traghetta i peccatori da una riva all’altra del fiume Acheronte, il primo dei fiumi infernali.
Anche nella mitologia greca, infatti, Caronte era il traghettatore dei morti.
Per attraversare l’Acheronte le anime gli pagavano un obolo, cioè una piccola moneta che i parenti mettevano sotto la lingua del defunto, ed egli traghettava i dannati al Tartaro e i beati ai Campi Elisi.
Ed ecco venir verso di noi, su una barca, un vecchio con una barba e i capelli (pelo) bianchi, che gridava: «Guai a voi, anime malvagie (anime prave)! Non sperate di vedere mai il cielo: io vengo per portarvi all’altra riva dell’Acheronte, nelle tenebre eterne, nel fuoco e nel ghiaccio.
Il demonio Caronte, con occhi di fuoco, fa loro dei cenni e li raduna tutti; batte col remo quelli che indugiano.
Come d’autunno si staccano (si levan) dall’albero le foglie, l’una dopo l’altra, finché il ramo non le vede tutte per terra, allo stesso modo le anime dei dannati (il mal seme d’Adamo) si gettano ad una ad una dalla riva (lito) sulla barca, ubbidendo ai cenni di Caronte, come uccelli che accorrono al richiamo del cacciatore.