Il mito di Venere, nella Grecia antica, è stato narrato per esprimere l’esperienza dell’armonia, dell’appartenenza e della fecondità.
Afrodite o Venere fu così la dea del mare.
Nel mare si è rivelata; il suo apparire ha placato le onde e ha reso le acque splendenti come un gioiello.
Afrodite è la dea che incarna il mare quieto e scintillante.
È anche la dea della natura in fiore.
Si canta la sua danza con le Cariti, spiriti benefici della crescita.
È dea della Charis, elemento connettivo e rigeneratore delle comunità per Aristotele.
Appare nei giardini ogni volta che fioriscono.
Tiberiano indica la rosa come immagine di Venere; a Cipro Venere pianta il melograno.
È la dea che incarna il fiorire che si rinnova.
È la dea dell’amplesso amoroso.
Ma non è Eros, di lussuria e procreazione: la sua presenza esprime una dimensione ampia in cui si compenetrano l’appartenenza reciproca, la grazia dell’unione, l’amabilità irresistibile.
Non è il ghermire, ma l’incanto dello sguardo.
Pindaro definisce il suo cantare come il lavoro nei giardini di Afrodite e delle Cariti.
E così Lucrezio la invoca per acquisire alle proprie parole perenne incanto.
È la grazia insita nella bellezza e la leggiadria, che trionfa senza sforzi perché la beatitudine che essa esprime fa beati anche gli altri.
È il dono del realizzare e del capire, del sedurre e rallegrare, giunge a quanto vi è di più sublime nel mondo del pensiero e della poesia.
È la luce che costringe avvincendo ogni cuore, nella quale stanno davanti all’occhio dell’amore tutte le cose e l’interno universo, è la voluttà della vicinanza e dell’unione il cui incanto fa svanire nello sconfinato il contatto tra esseri limitati.
È la forza capace di unire chi è separato in una nuova immagine del cosmo.
L’attrazione che muove il sacro cielo ad avvicinarsi come sposo alla terra.
Ricambiato, la feconda e dall’unione sono partoriti fiori e frutti.
Venere compie dunque nel mondo degli uomini ciò che Urano aveva avviato e che Crono aveva fermato nel mondo pre-umano: l’unione feconda del cielo e della terra.
Solo lei quindi, come suggerisce Lucrezio, può donare la pace al mondo, la pace tra mondi.
Venere è lo splendore possibile, ma anche tremendo.
Dobbiamo però ricordare che questo regno tanto vasto abbraccia tutto l’universo, comprendendo pure l’orrore e la distruzione.
Nessuna potenza può portare tanta discordia e confusione quanto costei, la cui opera è illuminatissima e beata armonia; solo attraverso questa ombra scura il luminoso miracolo di Afrodite assurge a creazione totale.
Ombra e luce, pacificazione nel desiderio, generazione.