Demetra, nella forma ionico-dorico-eolica, era chiamata Damáter e in attica, Deméter.
Il suo nome diviene addirittura la metonimia per indicare le messi e la farina, tant’è che a Cipro mietere si diceva damatrìzein, mentre, come riporta Plutarco, ad Atene i morti erano chiamati demétreioi.
Nell’inno orfico a Demetra eleusinia la dea viene chiamata fainomene, colei che appare, che si manifesta, quasi come un miracolo.
Era accompagnata da epiteti che ne esaltano la potenza: Semnè, anassa, potnia e polypotnia rimandano ad un insieme di sinonimi inerenti alla venerazione e al rispetto sacrale.
Inoltre anassa e potnia derivano da matrici micenee tese a intendere padrona/signora/colei-che-ha-potere.
La dea non è comunque priva di qualità squisitamente femminili ed estetiche: ella è ripetutamente eukomos, dalle belle chiome, e kallistephanos, dalla bella corona, forse ennesimi riferimenti, per analogia, al mondo delle messi.
Infine, forse il più bello tra tutti i suoi titoli, Demetra è thesmophoros, legislatrice, portatrice del regolamento.