Agenore, re di Tiro, ordinò al figlio Cadmo di mettersi in cerca della sorella Europa, minacciandogli l’esilio nel caso non l’avesse trovata. Percorso l’intero globo e non trovata la sorella, Cadmo evitò di tornarsene in patria. Si rivolse all’oracolo di Febo, il quale gli confessò che in una terra deserta avrebbe trovato una giovenca, che mai aveva subito il giogo.
Egli impresse dei baci sul suolo e onorò immediatamente Giove, ordinando a dei servi di recarsi ad attingere dell’acqua per la cerimonia, ad una sorgente presso una foresta, nascosta sotto una bassa volta. A guardia della fonte, un serpente, generato da Marte, e screziato di squame d’oro, con gli occhi di fuoco, e pieno di veleno, dotato di tre lingue guizzanti tra tre file di denti.
Cadmo, constatata la lunga assenza dei servi, si mise a cercarli. Indossava una pelle strappata ad un leone, e recava un’asta smagliante di ferro, ma la sua arma micidiale era l’invitto coraggio, che nutriva nel cuore. Giunto nella foresta, vide i cadaveri dei suoi uomini, deciso a vendicarli, scagliò contro il serpente un sasso enorme, non ferendolo affatto.
Miglior fortuna ebbe il dardo scagliato, che si conficcò nella spina dorsale dell’animale, il quale la strappò dalle sue viscere per mezzo della bocca. Solo il ferro gli rimase tra le ossa, provocandogli un insanabile dolore, per cui ammorbò con l’alito l’aria, mentre continuava a muoversi sconsideratamente per il dolore.
Mentre l’anima rantolava, una voce si udì: «Perché, figlio di Agenore, guardi quel serpente ucciso? Tu stesso come serpente sarai guardato». Ecco che appare la comunicazione con gli Dei, i quali avvisano, sempre con presagi, gli uomini, che stanno andando incontro al loro destino.
Quelle parole smarrirono Cadmo, così dal cielo, Atena discese, per ordinargli di dare sepoltura ai denti del drago, prodromi di un popolo futuro. E così l’Eroe ubbidì ed appena finita l’opera, la terra iniziò a tremare, e dalle fratture terrestri affiorarono delle picche di lance, quindi degli elmi ed una serie sterminata di armati.
Cadmo sarebbe stato pronto a difendersi, se non avesse ascoltato una voce, che gli ordinava di non intromettersi in guerre civili. In quel preciso momento, uno dei soldati fu colpito da un dardo, mentre infuriò la battaglia, che provocò la fine immatura di quella gioventù, salvo cinque soli superstiti, tra cui Echione, che gettò le armi al suolo, eseguendo l’ordine di Atena e rappacificandosi coi fratelli.
Quei superstiti contribuirono alla fondazione di Tebe, città voluta dall’oracolo di Apollo, dove Cadmo trovò rifugio, protetto da Marte e Venere, e babbo di numerosissima prole. Il cammino dell’Eroe è sempre cosparso di tragici eventi: il dolore quale porta, per entrare in una dimensione superiore, oltre, lontana.