Rea Silvia, detta anche Ilia, vergine vestale che, fecondata da Marte, diede alla luce Romolo e Remo.
Intorno a questa figura mitica si sono accumulati gli elementi leggendarî che si possono distinguere come segue:
1. una leggenda indigena, per cui il fondatore di Roma deriverebbe dalle due divinità più care al devoto orgoglio dei Romani: Marte e Vesta.
Questo deriverebbe da quanto riportato da Plutarco, per cui Tarchezio re di Alba avrebbe veduto un membro erigersi nel focolare, e questa visione sarebbe stata spiegata da un oracolo etrusco come il preannuncio dell'accoppiamento di quel membro con una vergine da cui sarebbe nato un essere mirabile per gagliardia e fortuna.
La vergine, rifiutatasi la figlia del re, sarebbe stata la sua ancella.
2. una leggenda albana, che è quella divenuta canonica, per cui Silvia figlia dell'ultimo re della dinastia dei Silvî, Numitore, sarebbe stata dallo zio Amulio, usurpatore del trono, costretta a farsi vestale per estinguere la discendenza del fratello.
E un giorno, mentre dormiva in un boschetto sulla riva del Tevere, fu incontrata da Marte che la fece sua.
Manifestatasi la gravidanza, Amulio la fece imprigionare e dopo il parto mettere a morte.
Secondo un'altra versione essa morì per gli stenti della prigionia.
Il cadavere fu fatto gittare nel fiume, ma il Tevere, oppure l'Aniene, la raccolse e si unì a lei.
Secondo un'altra versione, viene lasciata in vita per le preghiere della figlia di Amulio, ma mantenuta in prigione, dalla quale viene liberata alla morte di Amulio.
La leggenda albana spiega il duplice nome della madre di Romolo, perché Rea non ha nulla a che fare con la greca ‛Ρέα ma significa o rea voti, cioè "votata", vestale, oppure semplicemente l'"accusata"; e Silvia è nome indigeno della tradizione albana.