Il mito racconta che Urano giaceva costantemente su Gea e questo non le permetteva di avere i figli concepiti.
Intervenne Kronos che, dopo aver aiutato la madre a liberarsi del padre, prese il posto di Urano alla guida del mondo.
Un oracolo gli predisse però che sarebbe stato a sua volta spodestato da uno dei suoi figli e così, non potendo ucciderli in quanto dei immortali, cominciò a divorarli man mano che nascevano.
I greci avevano tre modi di chiamare il trascorrere delle ore.
Uno è “kronos”, il tempo del fare, scandito da appuntamenti.
Il secondo è “aion”, l’eterno presente, che si assapora nell’ozio e solo gli dei sanno misurare.
Il terzo è “kairos”, il “momento giusto o opportuno”, il “momento supremo dell’occasione”.
Dei tre il più temibile è il primo, perché crea un’accelerazione, che in sostanza accorcia la durata della vita: Kronos è il tempo che divora tutte le cose.
Kronos era un titano.
Il tempo fatto di secondi, minuti, ore, giorni, mesi, stagioni, anni – il Kronos appunto – è il luogo dove siamo posti continuamente di fronte alla finitudine, al limite.