Il mito di Crono racconta di come egli fosse figlio della Terra e del Cielo e titano della fertilità, del tempo e dell’agricoltura.
Secondo il mito, il padre Urano, considerando i figli delle mostruosità, cominciò a trangugiarne i corpi, spingendo l’accorata madre Gea ad architettare il suo omicidio.
Costruendo dapprima una falce dentata, Gea decise di affidare l’arma all’ultimo e il più tremendo dei suoi pargoli, proprio Crono, istigandolo, una volta avvicinato il genitore, a colpirlo.
Così avvenne: Crono tagliò il suo phallo e questo cadde sulla terra.
Il sangue che ne fuoriuscì bagnò le coste siciliane, rendendole d’allora fertilissime, e generò la dea Afrodite.
Il destino di Crono era stato predetto dal suo stesso padre: avrebbe replicato i suoi errori e da un suo discendente sarebbe stato privato del trono e sconfitto.
Il mito di Crono è raccontato da Esiodo nella sua Teogonia, con alcune differenze rispetto ad altre versioni del mito.
In particolare, la falce di Crono, utilizzata per tagliare il phallo di Urano, viene menzionata anche nella teogonia ittita, che racconta di uno scontro primordiale fra divinità ancestrali conclusosi con una castrazione, utilizzando però una taglierina di rame.
A riprova di ciò, le monete con la raffigurazione di Crono, coniate nella colonia di Imera, e il poema Aitia, di Callimaco, riportano la testimonianza della musa della storia Clio, che narrò di come i fondatori di Zancle avessero eretto torri di legno attorno all’area falcata, in quanto proprio lì la falce, con la quale Crono aveva reciso gli attributi del padre, era stata conservata.