Quando Zeus decise di avere la sua vendetta, si recò dalla titanessa Meti, dea della saggezza, per chiederle consiglio. Ella escogitò questo stratagemma: forní a Zeus un potente emetico, e gli consigliò di presentarsi a Rhea chiedendo di poter svolgere l’incarico di coppiere di Crono. Zeus ebbe l’incarico e, alla prima occasione, diede al padre una coppa piena dell’emetico disciolto nel vino: Crono bevve copiosamente, e fu immediatamente colto da terribili conati di vomito. I sei figli di Crono si allearono subito per strappargli il potere. La guerra durò dieci anni, e la svolta che portò alla fine ebbe luogo quando Zeus colse di sorpresa Campe e la uccise: liberò quindi dal Tartaro i ciclopi e i giganti dalle cento braccia che, riconoscenti, si schierarono dalla sua parte nella guerra contro Crono. I ciclopi donarono a Zeus la folgore, a Poseidone il tridente, e ad Ade l’elmo che rende invisibile chi lo porta: e da allora questi sono stati i simboli del potere dei tre fratelli. Con queste armi fu posta fine alla guerra: mentre Poseidone distraeva Crono minacciandolo con il suo tridente, Zeus lo colpí con la folgore, e Ade, invisibile a tutti, rubò le sue armi. I giganti dalle cento braccia presero a scagliare sassi contro i titani, disperdendoli; e il dio Pan li mise in rotta con le sue grida. Cosí ebbe fine la lunga guerra chiamata titanomachia, ossia «battaglia dei titani». Crono e i suoi fratelli furono relegati nel Tartaro, mentre ad Atlante, che insieme a Crono aveva guidato i titani, fu riservata una punizione esemplare: da quel giorno è suo compito reggere sulle spalle il peso del cielo.