Il mito di Orfeo ed Euridice racconta l’amore fra un poeta-musicista e una splendida ninfa. Una storia, la loro, che però non potrà godere di un lieto fine e che ispirerà, per il suo finale commuovente e tragico, tutto il mondo dell’arte.
Orfeo impazzisce a causa del mal d’amore, non c’è esistenza che tenga senza la sua dolce metà, non c’è ragione che possa farlo rassegnare, non c’è modo di proseguire senza di lei.
Perciò, tolta la strada della vita terrena dove poterci camminare ancora insieme, sceglie di calarsi nell’aldilà per strapparla dall’oblio, per recuperarla da questo mondo altro, lontano, tanto distante e spaventoso: scende negli inferi.
In fondo cosa significa il termine Amore?
Non è altro che un sentimento A-mors, senza fine, che non muore, eterno.
I suoi versi, così dolci e sofferenti, portano la luce dell’amore in un posto buio e tetro come quello dell’oltretomba.
Eppure, che traguardo.
Le parole di dolore hanno superato i limiti umani, un mortale ha varcato le porte del destino e ha ottenuto una concessione così grande.
La poesia, forse, può davvero permettere l’eternità.
Ed ecco il furor di cui parla la poesia latina: una passione travolgente che ci rende capaci di qualsiasi azione, perfino scendere nel regno dei morti e supplicare per un lieto fine, ma che poi, nel cieco istante di onnipotenza, ci toglie tutto.