Atlante è una delle figure più affascinanti della mitologia greca.
Titano della seconda generazione, era il sovrano della Mauretania, nell’Africa nord occidentale.
Insieme ai suoi fratelli ha tentato l’assalto al Monte Olimpo, per spodestare le divinità e porre fine al regno di Zeus.
Alleato di Crono, Atlante e gli altri titani saranno sconfitti: per volere di Zeus, Atlante sarà condannato a reggere sulle sue spalle l’intera volta celeste, raffigurata proprio da una sfera.
La condanna di Zeus ha quindi un effetto paralizzante sul titano, bloccandone l’esistenza, imprigionandolo in una condizione insostenibile di esaurimento senza fine.
Atlante resta fermo, schiacciato, in una perenne tensione senza fine.
Nella punizione di Atlante possiamo isolare un tratto decisivo: la dimensione dell’eccesso.
La dimensione dell'eccesso ha un ruolo centrale nella concezione psicoanalitica del disagio contemporaneo.
Questa dimensione, come una medaglia, ha due facce: da una parte la dimensione “over”, travolgente, di un vissuto, un’esperienza o un evento che supera per intensità la capacità di “metabolizzarlo” psichicamente; dall’altra l’incapacità psichica di pensare, di inserire in una rete simbolica i contenuti del mondo interno o di quello esterno.
Per questo, molti studiosi hanno denominato la fibromialgia, una patologia che conduce ad un costante stato di sofferenza diffusa, stanchezza ed esaurimento complessivo, fisico e mentale, come “sindrome di Atlante”.
L’esperienza senza fine del dolore cronico, della tensione muscolare e dell’esaurimento fisico e mentale rendono la fibromialgia, oltre che una condizione insidiosa, una patologia gravemente invalidante.